Wow, il sesto giorno di fila. Non credo di essere mai arrivato a tanto. Anzi no, non sono neanche più capace a contare. Questo è il settimo giorno.
Ho già scritto due righe e avrei voglia di tirare un bel pugno in faccia a questo schermo. Che poi mi chiedo anche quale sia la faccia dello schermo. Certo che non è un problema comune solo ai computer, anche un sacco di persone ti chiedi quale sia la loro faccia. E c’è tutta una categoria di persone che ti chiedi dove sia la loro faccia e per quale strano motivo al suo posto ci sia un sedere. Eh, lo so, è dura la vita. Si potrebbe parlare ore e ore di quelli che, come si suol dire, hanno la faccia come il culo, ma anche no. Cioè anche no per adesso.
Ecco, lo sapevo. Ho buttato via un ottimo argomento di cui discorrere, un ottimo argomento per liberare la mia mente malata da affanni vari e molteplici, per sfogarmi e mandare a fare in culo il mondo intero et i suoi abitanti. Ah i latini ne sapevano a pacchi.
Abitanti, incolae incolarum (visto che stiamo parlando del plurale). Sapevano già che gli abitanti del mondo sono avvezzi a sottomettere (e, metaforicamente, sodomizzare ogni cosa). Chissà però come mai ci sia stato questo cambio di vocale.
Certo che se mi leggesse uno che ha studiato lettere classiche, un latinista magari, dare questa bruttissima etimologia ad una parola così elegante (che poi non è che mi sembri così elegante, ma tant’è), rabbrividirebbe.
Stavo pensando di fare una metafora analoga nel mondo della matematica, ma proprio non ci sono riuscito. All’inizio pensavo di fare una battuta sull’irrazionalità di 2, giocare sulla parola “irrazionale”. Ma poi ho pensato che è meglio lasciar stare. Allora mi è venuto in mente C, il fatto che sia un campo. E anche qua si sprecano le battute sui campi (da gioco e algebrici).
Si sa, noi matematici siamo abbastanza strani, per quanto riguarda il senso dell’umorismo. Però, le poche volte che ci prendiamo in giro, beh, lì si ride di gusto. Che poi anche qua “poche” forse sarebbe da sostituire con “molte”, a seconda dei casi. Facciamo che fate voi, come più vi garba. Comunque, dicevo, una delle cose più spassose che io abbia mai letto (a parte brownsharpie che è una vita che non leggo, e non per colpa mia, visto che ha abbandonato. Omioddio l’ho notato ora. :S :S che delusione! Adesso però non posso smettere di scrivere perché le statistiche mi impongono di andare avanti! leggerò dopo (è dal 28 gennaio che quel post è lì, se anche aspetta un attimino in più…)) è il menu del matematico. (certo che l’inciso precedente è stato talmente lungo che ho perso il filo del discorso tipo 2-3 volte, e alla fine mi sono ricordato di quello che stavo per dire. Ci sono delle chicche come il Poincaré al Burro. Ok, effettivamente se uno non è matematico, non ride.
Ma dai, magari un fisichino che ha visto qualcosa di sfuggita, chi lo sa. Però uno non può apprezzare questo umorismo se non è matematico. Certo che un po’ lo compatisco.
Perché si è bello ridere di ‘ste cose, ma significa anche che il proprio cervello è andato a prostituirsi.
Ah la matematica! insomma, come al solito, inizio a parlare di una cosa e poi mi scappa una divagata che non finisce più e finisco a parlare di altro. Com’ero partito?
Ah, gli incolae, quasi me n’ero dimenticato.
Cavolo, però è bello vedere come una divagata serpeggia fra una varietà di argomenti infiniti. Bella metafora che ho trovato. Però poi ho detto una cazzata, perché, a rigor di logica (ho dato un’esame di logica, perdonate la mia cacaspillitudine!) gli argomenti sono in un numero finito. Al massimo un infinito numerabile. Facciamo che non ho deciso bene e soprattutto non mi interessa farlo.
Un’altra cosa abbastanza curiosa da vedere è come faccio le divagate, come mi ammonisco per aver divagato, come mi redarguisco per essermi ammonito e così via. C’è sempre un ottimo dibattito nel mio cervello. Non si capisce mai chi vinca (e di conseguenza chi perda). Tornando al discorso di ieri, al parlamento del mio io, direi che c’è il ministro delle stronzate che è fortissimo. Ma anche il ministro per le divagate è qualcosa di paurosamente potente. Soprattutto nell’ultimo periodo. Certo che tra un po’ nel mio cervello c’è più gente che fuori. Sì, lo so, sono matto.





