750 #17
wow, quinto giorno di fila. Niente male, mi merito un coso a forma di tacchino. O di belzebù, fa lo stesso. Scrivo mentre ho lo stomaco che brulica. Ecco, un bell’esempio in cui il termine “brulicare” non c’entra un cazzo. Ho fame, cribbio se ho fame. Maledetto il finocchio che mi ha generato sofferenza, no volevo dire SONNOLENZA. Che poi si potrebbe benissimo parlare delle cose che sono successe oggi, cioè che mi sento estremamente figo per essere riuscito a fare una buona implementazione del metodo di adam-bashfod del terzo ordine, e , soprattutto, di essere riuscito a controllare che effettivamente non ho toppato. Dopotutto con Runge-Kutta 4 viene un approssimazione esatta nell’ordine di 1e-8, mentre con AB3 viene un 1e-4. Mi accontento, suvvia. Il passo era 0.1, ci può stare benone! Ora, alcune domande possono sorgere spontanee (mamma mia, questa frase è un cliché, una chicca stra-usata del mio repertorio (che consta di ben 2 frasi, o poco più)). 1) Chi è Runge-Kutta? Qua dovrei rispondere che Runge (si pronuncia “runghe”) e Kutta sono due analisti numerici e blabla 2) chi se ne frega di quello che hai scritto oggi? Ecco bravo, fate domande e siete anche sgrammaticati! La seconda non è mica una domanda vera e propria. È una domanda retorica, maledetti! Certo che devo stare sufficientemente male per scrivere cose che interessano me e altri tre gatti al mondo, per farmi delle finte domande e per prendermela con me stesso per suddette domande. Insomma, ho imbandito la tavola, ho mangiato e l’ho pure liberata. Che poi anche questa è una metafora un po’ del cacchio. Ah, come mi ritorna la memoria al primo di questi deliri da 750words! Ah, come mi sovviene della metafora della “macchia su muro”. Certo che sono proprio bravo a fare metafore stupide, mica come voisapetechi. Dai, mi devo impegnare e provare a imitare voisapetechi senza nominarlo. Ce la farò? Tra un po’ penso che mi denuncerà per stalking, ma tant’è :P Mi ispira. Oddio che poi purino lui, se lo sapesse. Mica sarebbe onorato di ispirarmi. Come tutti del resto. Che poi queste mie riflessioni, che saranno pubbliche ma di pubblico hanno ben poco, chi le leggerà? Bella domanda. La cui risposta è meglio se rimane sconosciuta. Così, il gioco è bello finché dura e finché non mi faccio assalire dalla mia mania di protagonismo. Quasi sarebbe meglio se nessuno mi leggesse. Anzi, la cosa migliore sarebbe forse un’altra: che qualcuno mi leggesse, che qualcuno considerasse il posto dei miei deliri come un giardino segreto, come se mi considerasse un caso umano che solo lui/lei è in grado di studiare. E che rimanesse nell’ombra ovviamente. No, a pensarci bene, non so se mi piacerebbe questa cosa. Piacerebbe alla mia mania di protagonismo, che torna fuori più forte che mai, di tanto in tanto. Non so chi vinca fra questa e quella delle statistiche. Ecco,sono stato interrotto e ho cominciato a fare il figo con mio babbo, facendogli vedere l’implementazione di adam-bashford 3. Sì, sto male. Prima mi è ritornata in mente una cosa, che avevo ideato commentando un post della Pizia: la psiche come un parlamento. Che poi, non è mica un’idea mia. Eriadan ha avuto questa idea e io l’ho rubata, come le cose migliori della mia vita. Sì, non ho voglia di autocommiserarmi, sto semplicemente facendo il punto della situazione, così come la vedo. E mi fermo qui. Però, ora mi va di chiedermi come sarebbe il parlamento nella mia testa. Di sicuro il mio ministro del tesoro è un tizio con le braccine corte. No, secondo me non ha neanche le braccia, a parte qualche momento che tira fuori dalle tasche con le gambe e spende e spande e poi si pente. Vedi della storia della D300, quando non ho avuto remore a chiedere un “prestito” (si fa per dire) a mio padre per millesettecento euro da investire in una Nikon D300 + 17-55 f2.8. Che poi ho rivenduto a millecinquecento euro. Niente male come investimento, eh? E così, continuando a parlare di questo ministro del tesoro, adesso ha ritirato le braccia e non vuole spendere neanche un centesimo. O perlomeno, quando spende si sente in un forte, fortissimo senso di colpa. E meno male che il mio io che comanda (ci dovrà pur essere un presidente del consiglio? - spero che non sia come i nostri politici, ma questo è un’altro discorso) lo tiene a bada. E così anche per oggi la mia dose di stronzate è servita.