750 #21
Sono un po’ stanchino. Di tutto quanto, ad essere sincero: sia di scrivere le 750words (ma continuerò fino a quando scrivere mi farà ribrezzo! :P ) perché non riesco a farmi venire buone idee e scado solo nel banale, e del resto, ché la vita dello studente di matematica è stancante (come quella di tutti gli altri, suppongo. non voglio dire di essere messo meglio o peggio del resto del mondo, le conclusioni le traggano altri).
Oggi era la giornata del secondo parziale di analisi numerica, cosa che ha occupato la mia mente (e i miei sonni) degli ultimi giorni. Pure stanotte, ho fatto degli incubi che fanno paura all’uomo nero. No, non è vero, però mi piaceva dirlo. Si sa che a me piace dire cose a caso. È noto, è noto.
Comunque, dicevo, prima che mi distraessi da solo e cominciassi questa divagata a parlar di me, che poi è la stessa cosa che sto facendo in queste vere parole (anche questa è una burla: prendo in giro quando traduco cose dall’inglese con dei false friends, in questo caso è “with these very words”, che a dirla tutta non sono convinto al 100% sia corretta), comunque (mi scoccia ripeterlo, ma divago anche troppo) è andata.
Bene o male? Non ne ho idea e preferisco astenermi da giudizi. Di solito dico che vado male malissimo e poi vado bene, e quando dico che vado bene poi prendo 18 come l’altra volta. Facciamo che stavolta non lo so se sono andato bene o male (e sì, forse sono un po’ stupido: meglio dire di essere andato male e poi andare bene, alla faccia degli altri!). Era un casino, come al solito. E Matlab ha aiutato sì, ma neanche troppo.
Mi è venuto un colossale dubbio: avrò sbagliato a implementare adam-bashford 2?
Non so, so che oggi un sacco di punti erano per matlab. Meno male che sono abituato ad usarlo (ciò non mi rende immune da commettere errori, anche gravi, chiariamolo subito, ma se non altro mi faccio meno scoraggiare quando vedo che nel testo dice “implementare” “M-function file” o parole del genere.
Vabbé, dicevo che è andata. Chissà come. Lo scoprirò fra qualche giorno.
Fortunatamente hanno sistemato l’orario del terzo trimestre. Ora è decisamente a misura d’uomo. Vedremo come sarà il caso di organizzarsi.
Però forse è il caso di tagliarla corto, che da quando ho iniziato l’università è molto probabile che scriva una sorta di “bollettino”. Qualcuno si è lamentato e sinceramente cazzi suoi, però un po’ vi capisco.
Immagino sia stucchevole (oddio non so se c’entra molto questa parola, ma non ho particolare voglia di controllare) sentire sempre la solita minestra. Però è così, è sempre stato così e sarà sempre così.
Ovvio che se uno ha un certo andamento tocca cuccarselo. Adesso sto facendo un ragionamento decisamente in generale, che mi è venuta in mente Carmen Consoli. Sì, sono io quello che fa voli pindarici (tiè, finalmente l’ho usato!) che assurdi è dire poco. Però pensavo al fatto che io sono monotono, e non si può chiedere agli artisti di non essere monotoni. Devo dire che le due frasi che compongono il periodo precedente, così giustapposte (wow, ma sono un ricettacolo di termini desueti (“beccateve questa!” cit. Mr.T) stasera!) fanno presupporre che io sia un artista. (Ho il mal di mare da quanto era complesso il periodo precedente a questo, e il mio periodar non è nientemeno che labirintico!).
Ok, bando alle ciance e … (no la smetto qua) stavo dicendo di Carmen Consoli. Sì, che lei è sempre la solita minestra. Trita e ritrita. A me, detta onestamente, dopo un pochino stufa. Ma penso faccia bene. Se lei è così, è così. Niente da fare. La ascoltereste voi una Carmen Consoli che non è Carmen Consoli, ma.. diciamo una Elisa?
Potrebbe anche essere gradevole, non dico no. Però non sarebbe più lei. O un artista è muta-forma o non lo è. E io la forma non la cambio neanche un po’, sono il solito stantio pezzo di pane. Non c’entra un cacchio, lo so. Ma infatti sto guardando Zelig e scrivendo cose a caso.
E il traguardo quotidiano delle 750 parole si avvicina lentamente. Sento la palpebra cominciare a calare, e arrivare al numero pieno mi sembra impresa assai ardua. Ah, si vede che ho appena ascoltato Maurizio Lastrico e la sua comicità in endecasillabi? Beh, penso di sì.
Magari sapessi anch’io parlar in ‘sì favella. E la smetto qui, che comincio a far pena.